La Friggitrice ad aria ed il furto a ciambella

Sabato mattina. Ma non un sabato mattina qualsiasi. No. Pat Giallofritto aveva dovuto accompagnare sua moglie Francesca al centro commerciale, aveva appuntamento con una sua amica per approfittare delle ultime giornate di saldi. “Pat, tesoro mio” – gli aveva detto lei (e quando lo chiamava ‘tesoro’ c’era sempre qualche magagna sotto) – “ti prego, con la Roby dobbiamo assolutamente andare a comprarci quel cappotto prima che sparisca, ci puoi accompagnare?” Ora, nessuna delle due aveva la patente, e quindi toccava a lui fare l’autista. E tesoro per favore, tesoro ti prego ti prego ti prego, alla fine il povero Pat cedette.

Erano arrivati in perfetto orario per l’apertura dei negozi, Pat era entrato nel parcheggio coperto del centro commerciale, e sua moglie gli aveva chiesto di accompagnare lei e la sua amica.
“No, no, io sarei d’intralcio” – rispose Pat – “vi aspetto qui in macchina”. Ma in realtà non aveva la minima voglia di andare, e aveva pensato tra sè: “Visto che devo perdere il sabato mattina, almeno me ne sto qui tranquillo in auto, leggo il giornale e mi mangio uno spuntino in pace”. Forse non era poi tanto male… un paio d’ore di tranquillità assoluta tutte per lui. Lungo la strada si anche era fermato alla sua pasticceria preferita per prendere una ciambella fritta farcita di crema, che ora stava per addentare.
Così, mentre mangiava la sua ciambella e sfogliava il giornale, Pat approfittava anche per dare un occhiata in giro. Aveva notato che davanti a lui aveva parcheggiato una Fiat Tipo Bianca, da cui era scesa una donna con un pesante cappotto, ed era sola. L’aveva notata subito in quanto al suo arrivo il parcheggio era ancora praticamente vuoto. Ma tempo mezz’ora il parcheggio si era riempito, e ora la Tipo bianca era affiancata da una Clio azzurra e da una Jeep nera.

Pat non si accorse, impegnato a sbocconcellare la ciambella, croccante fuori, piena di crema fresca all’interno e dolcemente cosparsa di zucchero a velo, che un’altra donna molto somigliante alla prima, dopo circa mezz’ora, era salita sulla Tipo aprendola normalmente con le chiavi, e andando via dal parcheggio. Quando rialzò gli occhi al posto della Tipo c’era ora una Ford Galaxy blu, ma non ci fece troppo caso, del resto in un parcheggio le auto vanno e vengono.

Ma dopo un’ora tornò la prima donna, quella che era arrivata sulla Tipo. Iniziò ad urlare, e chiamò la sorveglianza. “Mi hanno rubato l’auto!”. Il custode arrivò quasi subito e la donna iniziò subito a gridare: “Che razza di parcheggio custodito è questo?” Pat abbassò il finestrino per ascoltare mentre la donna spiegava “Sono arrivata stamattina, con la mia Fiat Tipo bianca, e a fianco a me c’erano un’utilitaria azzurra e un fuoristrada nero. E ora torno dopo quasi due ore e la mia auto non c’è più! Aahhh, ma io vi faccio causa adesso, me la pagate nuova la mia macchina…!”.
Pat scese dall’auto, si avvicinò e, con tono molto tranquillo, disse “Mi scusi signora, la prego di interrompere qui questa scenata. Nessuno le ha rubato l’auto. Se mi permette, noi in Polizia lo chiamiamo “furto a ciambella”, come questa qui che sto mangiando. Il malvivente finge il furto di un bene per poi pretenderne il rimborso. E’ chiaro che la donna che ha portato via la sua auto era lei stessa travestita. L’avrà parcheggiata qui intorno e poi è tornata a reclamarla…”

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Soluzione di “UNA COTOLETTA COME SI DEVE”: semplice, se i media non hanno diffuso alcuna informazione sulla rapina, come faceva Gigi a sapere l’orario in cui è avvenuta?