Vogliamo compensare i nostri figli per quello che ci sembra di non aver dato e diamo loro oggetti (A. Phillips)

Come ho già scritto nell’articolo riguardante l’importanza delle regole, molte delle nostre difficoltà nel dire no hanno origine da sensi di colpa. In pratica, cerchiamo di risarcire i nostri figli, perché siamo convinti di averli privati di qualcosa: della nostra presenza e del nostro tempo, per le mamme e i papà che lavorano, e dell’altro genitore, per i coniugi separati. Spesso i sensi di colpa ci inducono a riempire i nostri figli di cose materiali. Le case di oggi sono stracolme di ogni tipo di giocattoli, vestiti, divertimenti. Anche le famiglie più povere non appena entrano i soldi, si sforzano di dare tutto quello che possono ai figli. La psicoterapeuta infantile, l’americana Asha Phillips, racconta che quando lavorava presso un Centro per Giovani Famiglie, gestito dai servizi sociali, fu colpita da quanto le madri spendevano per i figli. Il risultato è che i bambini crescono con l’idea che le cose siano a loro disposizione e debbano essere costantemente rinnovate. Si comportano come se avessero assolutamente bisogno di qualcosa, facendo leva, senza volerlo, sul nostro timore di non dare loro abbastanza, che si tratti di cose materiali o di tempo, attenzione, amore.

E’ importante che i bambini imparino a discernere, attraverso il nostro atteggiamento, fra il desiderio e il bisogno, altrimenti si rischia di essere sempre in balia di bisogni estremi, che non potranno mai essere soddisfatti del tutto.

L’abitudine a ottenere e a buttare via facilmente, priva il bambino dell’idea che esista veramente qualcosa di speciale. Se un giocattolo si rompe, non bisogna sostituirlo con un altro per paura che il bambino soffra, perché se esso non fa l’esperienza di soffrire per la perdita di qualcosa non sarà in grado poi di superare il dolore. Così, i giocattoli non possono assumere un significato emotivo e il bambino non imparerà mai ad affezionarsi profondamente a qualcosa. Unaltra conseguenza positiva del fatto di non ottenere sempre ciò che si vuole e di sentirsi dire ogni tanto no, èla capacità di sopportare uno spazio vuoto. Se gli spazi vengono riempiti all’istante, non rimarrà posto per la creatività. Nessun bambino, spiega la suddetta psicoterapeuta, avendo un giocattolo per tutte le occasioni, userà la sua immaginazione per inventare nuove combinazioni o per trasformare un oggetto in un altro. Una scatola sarà solo una scatola, invece che una potenziale casa di bambole e un pezzo di legno resterà in giardino senza poter diventare mai una bacchetta magica, un fucile, la bacchetta di un direttore d’orchestra…

Il fatto di avere sempre a disposizione l’oggetto specifico rischia di sviluppare solo i lati più concreti, a scapito della capacità simbolica, dell’inventiva e dell’immaginazione. Fra l’altro, viene rinforzata la sensazione che uno spazio vuoto sia intollerabile. Stiamo dicendo ai nostri figli che non avere è terribile! Dandogli tutto, in fondo non facciamo altro che trasmettergli l’idea che essi sono quello che hanno, conseguentemente saranno portati a legare la propria importanza a quello che possiedono, mettendo a repentaglio la loro immagine di sé. Tollerando di non avere, acquisteranno invece maggiore fiducia in sé stessi e più consapevolezza di essere le persone che sono, con il proprio carattere, che rappresenta il bene più prezioso che ogni individuo possa possedere e che nessuno gli potrà mai togliere.

Come comportarsi in prossimità dell’imminente arrivo di Babbo Natale e della Befana?

Semplice! Evitiamo di “ricoprire” esageratamente di regali lo spazio sottostante il nostro albero di Natale e cerchiamo, invece, di riempire ogni spazio del cuore dei nostri figli con il senso del proprio valore, che aiuta ad essere apprezzati per quello che si è e che rende ogni persona forte e preparata a sopravvivere nei periodi di avversità che la vita presenta. Un’ultima chicca? Alimentiamo la loro immaginazione e la loro intelligenza leggendo insieme delle fiabe…

Mi considero fortunata, svolgo il lavoro che ho sempre sognato. Amo lavorare con i ragazzi e mettermi giornalmente alla prova cercando di offrire agli alunni tutto quanto è nelle mie possibilità. Nel tempo libero mi piace scrivere, leggere, ricamare e cucinare.